CHARLES PERRAULT



Charles Perrault (1628 – 1703) era uno scrittore francese, diventato nel 1641 membro dell’Academie Francaise. E’ famoso per aver scritto il famoso libro “I Racconti di Mamma Oca”, una raccolta di undici fiabe, tra cui La Bella Addormentata nel Bosco, Cenerentola, Cappuccetto Rosso e Il Gatto con gli Stivali.
Molte delle sue storie sono trascrizioni di racconti tradizionali della cultura popolare francese.
Perrault rielaborò soprattutto le favole che venivano raccontate negli ultimi anni del regno di Luigi XIV quando iniziò a dilagare la “moda” delle Fate.
Le più celebri fiabe di Perrault rappresentano una parte indelebile della nostra cultura; sono numerosissime le trasposizioni in opere liriche, teatrali, cinematografiche e musicali.



Di seguito potete leggere una fiaba dello scrittore francese, non è sicuramente una delle più famose, ma è molto bella e ha come protagoniste le Fate.


SERENELLA E MALCONTENTA.
C’era una volta una vedova che aveva due figlie, così diverse nel carattere e nell’aspetto, che nessuno avrebbe mai pensato che fossero sorelle.
La maggiore, che tutti chiamavano Malcontenta, aveva ereditato dalla madre un pessimo carattere, una gran superbia e, proprio come la madre, era terribilmente brutta ed antipatica. Aveva capelli ispidi color topo, un naso lungo, gli occhi troppo piccoli e la bocca troppo grande.
Malcontenta, però, pensava di essere bella e trascorreva le sue giornate a rimirarsi nello specchio.
La sorella minore, Serenella, assomigliava al padre che era morto quando lei era piccina. Aveva un carattere dolce, era paziente, altruista, generosa e molto bella con lunghi capelli biondi, pelle chiara e occhi azzurri come il cielo in una magnifica giornata d’estate.
La vedova prediligeva la figlia maggiore, tanto simile a lei, e trattava come una serva la minore.
Serenella doveva tenere in ordine la casa, cucinare, rammendare e lavorare nell’orto fino a tarda sera, senza avere mai un attimo di riposo. Nonostante questo era sempre di buon umore, pronta ad accorrere ogni volta che veniva chiamata. Nel suo cuore non c’era il minimo risentimento e non si lamentava mai.
La madre e Malcontenta conducevano vita da signore e gareggiavano nel fare dispetti alla poverina e nel comandarla a bacchetta.
Ogni giorno Serenella doveva attingere l’acqua ad una fonte lontana da casa quasi un’ora di cammino, nel folto del bosco. Era un luogo scuro e deserto che le metteva paura.
Al ritorno, poi, le due brocche colme fino all’orlo pesavano moltissimo ed era sempre un’immensa fatica per la fanciulla riportarle a casa. Sua madre non aveva mai voluto scavare un pozzo vicino a casa per non spendere denaro.
Un giorno, mentre era alla fonte e stava riempiendo una delle due brocche, vide apparire tra gli alberi una donna. Era anziana, vestita miseramente e zoppicava appoggiandosi ad un bastone; aveva un’espressione gentile e sorrideva.
La vecchia si avvicinò alla fonte e disse:
“ Bella fanciulla, mi daresti per cortesia un sorso d’acqua? Cammino da tanto tempo e sono tanto stanca e assetata”.
La giovane le rispose con un bel sorriso.
“Ma certo, nonnina, molto volentieri!”
Risciacquò con cura la brocca, fece scorrere l’acqua affinché fosse fresca e ne diede alla vecchia.
“Vi serve qualche altra cosa, nonnina?” Domando gentilmente Serenella.
La vecchia, in realtà, non era una povera mendicante, bensì una Fata, travestita apposta in quel modo per scoprire quanto era buona e gentile Serenella.
“No” rispose “non mi serve altro, ma per ricompensarti della tua gentilezza, voglio farti un dono. Da questo momento, ad ogni parola che dirai, ti uscirà di bocca un fiore o una pietra preziosa”.
Detto questo, scomparve. Serenella scosse la testa e sorrise. Quella vecchietta era proprio strana. Riprese le brocche piene d’acqua e si affrettò a tornare a casa, senza pensare a quello che le aveva detto la vecchietta.
Essendosi attardata un po’, la madre l’accolse con urla e rimproveri.
“Ci sono ancora i letti da rifare, le galline da nutrire, la cucina da pulire e il pranzo da preparare! Sei la solita fannullona!”
“Madre, perdonatemi, ma mentre ero alla fonte…” qui si interruppe.
Dalla bocca le erano uscite due rose, due perle e tre diamanti.
La vedova strabuzzò gli occhi e si affrettò a raccogliere le pietre preziose da terra e chiese spiegazioni a Serenella.
La ragazza raccontò cosa le era capitato alla fonte, l’incontro con la strana vecchietta e le parole che questa aveva pronunciato prima di sparire; mentre parlava continuavano ad uscirle dalla bocca diamanti, smeraldi, zaffiri, rubini violette, primule e rose.
La madre non riusciva a staccare lo sguardo da quelle meraviglie e chiamò Malcontenta.
“Figliola cara, devi andare anche tu alla fonte e quando arriverà la vecchia signora e ti chiederà da bere, le offrirai l’acqua con un bel sorriso e sarai gentile con lei”.
A quelle parole Malcontenta, che era pigra e svogliata, cominciò a sbraitare:
“Io alla fonte come una serva qualsiasi? Mai e poi mai! E poi la fonte è troppo lontana”.
La madre non volle ascoltare le proteste della figlia prediletta e la costrinse ad uscire di casa per recarsi alla fonte.
Malcontenta, sbuffando, prese una brocca piccolina invece di quella pesante che portava sempre la sorella, e si avviò verso il bosco.
Giunta alla fonte, incrociò le braccia e restò ferma ad aspettare l’arrivò della vecchietta.
Dopo un po’, apparve una bella e giovane signora. Era la stessa Fata che era apparsa a Serenella, ma questa volta si era trasformata in una dama giovane ed elegante per vedere fino a che punto poteva arrivare la villania di Malcontenta.
“Cara ragazza, saresti così gentile da offrirmi un po’ d’acqua fresca? Ho camminato a lungo e sono molto stanca”.
Malcontenta la guardò e poi disse:
“Ma sentitela! Credete che io sia venuta fin qua con una delle mie brocche per dare da bere a voi? Non sono la serva di nessuno. Se avete sete, prendete l’acqua con le mani”.
“Non sei per niente gentile. Voglio farti lo stesso un dono che ti aiuterà a ricordare per sempre che la scortesia non è una bella cosa. Da questo momento in poi, ad ogni parola che dirai, ti usciranno di bocca rospi e serpenti”.
Malcontenta rise e fece una smorfia alla Fata. Quelle minacce non la spaventavano perché lei stava aspettando una vecchietta.
La bella signora scomparve e la ragazza continuò ad aspettare, sempre più nervosa a causa della lunga attesa. Dopo diverse ore decise di tornare a casa. Sua madre era sulla soglia ad attenderla con impazienza.
“Ebbene, com’è andata? Hai visto la vecchietta? Sei stata gentile con lei?”
“Non è venuta nessuna vecchietta” rispose sgarbatamente Malcontenta e dalla sua bocca uscirono due rospi e tre serpenti.
La madre cominciò a gridare vedendo quelle bestie orrende uscire dalla bocca della figlia.
Incolpò dell’accaduto Serenella e la cacciò di casa. La poverina, disperata, fuggì nel bosco.
Si nascose in una vecchia capanna abbandonata e lì decise di trascorrere i suoi giorni, mangiando bacche e frutta selvatica e bevendo l’acqua della fonte.
Un giorno il figlio del re, andando a caccia nel bosco, incontrò Serenella seduta accanto alla fonte che piangeva disperata.
Il principe scese da cavallo e si avvicinò alla ragazza, domandandole cosa le fosse accaduto. Serenella raccontò ogni cosa al principe che guardava meravigliato i fiori e le pietre preziose che uscivano dalla bocca della giovane. Il principe aveva ascoltato commosso il racconto di Serenella e aveva capito che la ragazza era buona, dolce e generosa. Decise di sposarla e la portò nel suo castello dove la presentò al re, suo padre. Il re fu felicissimo della scelta del figlio e dette subito il consenso per il matrimonio che fu celebrato una settimana più tardi.
Serenella ed il principe vissero per sempre felici e contenti. Serenella divenne una regina realmente degna della corona che portava.
E di Malcontenta e della madre che cosa ne era stato?
Ogni volta che la ragazza parlava dalla sua bocca uscivano serpenti e rospi di tutte le dimensioni. In poco tempo la casa fu colma di quelle bestiacce, tanto che le due donne non sapevano più dove posare i piedi.
La madre ordinava a Malcontenta di stare zitta, ma quella non poteva fare a meno di lamentarsi. Così, un giorno la donna esasperata, la cacciò di casa. Malcontenta corse a chieder aiuto alle vicine e a tutti gli abitanti del villaggio, ma bastava che aprisse la bocca perché chiunque le chiudesse subito la porta in faccia.
Così si rifugiò nel bosco, ma neppure quella disgrazia che le era capitata e il fatto di essere sola ed abbandonata da tutti, erano riusciti a renderla migliore: era sempre malvagia. Cominciò a trattare male i poveri animali del bosco e anche questi cominciarono a sfuggirla.
Continuava ad imprecare e a lamentarsi e solo più le bestie che le uscivano di bocca le facevano compagnia.
Una sera molto buia, non riuscendo più a sopportare i rospi ed i serpenti che le avevano invaso la capanna in cui si era rifugiata, uscì e si incamminò lungo un sentiero. Nessuno ebbe più notizie di lei.




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